Studenti, bravi ragazzi


“Mio figlio è un bravo ragazzo. Giornali e televisioni lo hanno definito un killer ma non è così, non è un mostro. La nostra è una famiglia perbene”, ha detto Maria Cardinale, madre di Samuele Caruso, il ragazzo “di buona famiglia” che ha ucciso una ragazza e ridotto in fin di vita la sorella per “motivi passionali”.

Questa è la società in cui viviamo, quella che siamo riusciti a costruire con la nostra cultura umana. Nel 2012, i telegiornali danno la notizia mettendo in evidenza la causa passionale, come se questo fosse un valido motivo o comunque un’attenuante.

Un bravo ragazzo.

In questi giorni un’insegnante di scuola media, qui a Ragusa, dopo inutili richiami a un alunno disattento durante la lezione, manda un messaggio scritto ai genitori: “Suo figlio non era attento durante la lezione e si distraeva studiando un’altra materia”. Dalla famiglia ritorna il foglio, debitamente firmato da un genitore, con una risposta: “Avrà avuto i suoi motivi”.

Un altro bravissimo ragazzo.

Quando ero ragazzo io (solo ragazzo, non anche bravo) se la scuola avesse inviato un messaggio simile, a casa avrei avuto sgridate e punizioni, non solidarietà; ai miei tempi, un millennio fa, il professore era un’istituzione sociale, non un fastidio da scacciare come una mosca.

Oggi la scuola è un disturbo poco utile, e i professori dei rompiballe da licenziare appena possibile o comunque da vessare, parassiti che vessano e tormentano i nostri figli, tutti bravi ragazzi, ovviamente!

Ecco perchè oggi abbiamo un serpeggiante odio sociale, risultante da decenni di aizzamenti di ogni genere dell’opinione pubblica contro i lavoratori della scuola, ed ecco perchè uno studente di buona famiglia ammazza la gente a coltellate come un galeotto di un secolo fa.

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Questa voce è stata pubblicata in Società.

2 commenti su “Studenti, bravi ragazzi

  1. Caygri ha detto:

    ogni estremo è un eccesso…ma tutti gli assasini chissà perchè sono bravi ragazzi e persone insospettabili!

  2. ritaglidipensiero ha detto:

    Bah, secondo me non è una questione esclusivamente di tempi che cambiano, ma anche di famiglie. A casa mia, forse non proprio in maniera equilibrata, gli insegnanti avevano (quasi) sempre ragione. Certo, a volte, i miei erano dalla mia parte, ma solo perchè riconoscevano che alcuni insegnanti erano psicopatici. In ogni caso, forse i più insospettabili sono solo i più repressi.

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