Accertamento fiscale!!!


Oggi ho ricevuto, non senza una certa preoccupazione, una raccomandata A/R dell’Agenzia delle Entrate, contenente un rilievo a mio carico.

Lo Stato ha impiegato uomini e mezzi per fare un accertamento fiscale sui miei redditi (ed è la seconda volta) e ha trovato una irregolarità nei miei redditi 2010, tale da farmi una multa di 84 euro, che con interessi è già nata ragazza: 115 euro.

Ho portato la nota al mio consulente, che provvederà (immagino, come la volta scorsa, un decennio fa) a produrre la documentazione liberatoria.

Ma il vero giramento di coglioni è il pensiero che (per i lettori che non lo sapessero) io vivo di stipendio e ho la casa di proprietà. Nessun altro reddito. Le mie tasse vengono prelevate dalla busta paga (infatti sono sempre a credito, perchè prendono più di quel che dovrebbero).

Pertanto, l’accertamento a mio carico può riguardare soltanto la detraibilità delle spese sanitarie o le tasse scolastiche dei miei figli.

Ora, vi pare che lo Stato debba impiegare uomini e mezzi per dare la caccia alle mie spese sanitarie?

Non c’è nulla di meglio e più efficace per le finanze italiane? Con i telegiornali che corrono?

Un vaffanculo mi sembra poco…

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la violenza


In disaccordo con la becera logica uniformante del rifiuto della violenza senza distinzione, così di moda in questa Italia buonista e invertebrata, vorrei ricordare che partigiani e alleati nel ’45 non hanno cacciato i tedeschi con discorsi affabili e mazzolini di mammole.
Quindi smettiamola di condannare aprioristicamente la violenza, e cominciamo a fissare quali sono i paletti oltre i quali il ricorso alla violenza diventa eticamente accettabile e necessario.

Archimede


«Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del volume di fluido spostato».

La politica italiana ha tanto bisogno di questo principio.
I cittadini lo richiedono a viva voce, ma nessun partito politico rappresenta questa spinta, perchè i partiti (TUTTI) sono da sempre la negazione del principio, sono stati “progettati” appositamente per spingere in senso contrario.
E non è un discorso di destra e sinistra!
I dirigenti degli uffici pubblici vengono nominati dall’alto, le cariche istituzionali non vengono certo scelte dal popolo, i ruoli all’interno di un partito o un’organizzazione calano dall’alto e difficilmente vengono scelti dal basso.
Oggi i cittadini, i lavoratori, non possono scegliere nulla, ma solo attendere che qualcuno nomini…
In Italia c’è bisogno di una visione nuova, ma nessuno sembra averla.
Le mie ultime personali esperienze politiche sono state il Meetup di Grillo e IDV, e anche lì le spinte vanno dall’alto verso il basso.
E’ la natura umana probabilmente che tende alla prevaricazione.
Ma queste, fatte così, non sono le mie battaglie.
Mi ritiro in campagna.

Basta dialogo!


Travaglio: Adesso, per favore, basta dialogo

di Marco Travaglio, voglioscendere.ilcannocchiale.it

Alla fine, buon ultimo, con una quindicina d’anni di ritardo, è arrivato anche il Corriere della sera. Il giornale vicediretto da Pigi Battista, che ancora giovedì sera ad Annozero
domandava allibito: “Siamo forse un paese a sovranità limitata?”. Gli
ha risposto Antonio Tabucchi, che vivendo tra Parigi e Lisbona riesce a
cogliere meglio l’anomalia italiana, e ha ricordato lo spaventoso
conflitto d’interessi berlusconiano. Che non dipende soltanto dal
possesso di tv, giornali, banche, assicurazioni e tutto il resto. Ma
dal fatto che Silvio Berlusconi è incompatibile con la Costituzione.

Ieri il Corriere ha
scritto che il premier è andato “oltre ogni misura” definendo
“sovietica” la Costituzione sulla quale ha giurato. Ma l’aveva già
detto a Torino il 12 aprile 2003: solo che all’epoca tutti fecero finta
di niente. Come sempre. Come quando, tre mesi dopo, il Cavaliere iniziò
a violentare la Carta col lodo Maccanico-Schifani, proseguendo poi col
falso in bilancio, col decreto salva-Rete4 (che, come quello contra
Eluana, cancellava la sentenza del 2002 della Consulta su Rete4, ma fu
frettolosamente firmato dal capo dello Stato), con la legge Pecorella
che aboliva l’appello solo per i pm, con la devolution concepita in una
baita del Cadore, e ultimamente con il dolo Alfano, con l’ennesima
controriforma della giustizia e con la porcata sulle intercettazioni.
Una guerra quotidiana alla divisione dei poteri, cambiando le leggi a
propria immagine e somiglianza. Sono 15 anni che Berlusconi, ogni
giorno che Dio manda in terra, va “oltre ogni misura”. E se – come
scrive il Corriere – siamo a “uno dei più duri scontri
istituzionali del dopoguerra repubblicano”, dipende esclusivamente dal
fatto che solo oggi il caudillo di Arcore s’imbatte in un No chiaro e
netto del Quirinale. Le altre volte l’han sempre, o quasi, lasciato
fare. Per quieto vivere, nella speranza che fosse l’ultima volta.
Invece era sempre la penultima. Vedremo se questa sarà finalmente
l’ultima. Ma c’è da dubitarne. Nemmeno stavolta il Corriere trae dalla
svolta eversiva del premier le dovute conseguenze (quelle tratte da
Scalfari, che evoca la svolta autoritaria mussoliniana del 3 gennaio
1925) e torna a indossare i panni del pompiere: “auspica” una
“ricucitura”, per “ricreare un clima meno tempestoso tra Palazzo Chigi
e Quirinale” e “sanare una grave fattura tra le istituzioni”. Questa
maledetto vizio di presentare gli attacchi berlusconiani alla Giustizia
e alla Costituzione come “scontro fra poteri” non fa che il gioco di
Berlusconi. Perché qui non c’è nessuno “scontro”. Qui c’è un signore
che da 15 anni aggredisce e qualcun altro che ogni tanto, troppo
raramente, difende le istituzioni aggredite
. Berlusconi non fa cose
incostituzionali: è lui, ontologicamente, incostituzionale
.
Un’opposizione degna di questo nome avrebbe già occupato il Parlamento
in segno di protesta. E’ troppo chiedere che, almeno, la nostra
opposizione abolisca per sempre la parola “dialogo”?

(9 febbraio 2009)